E' passato un anno e mezzo dal mio ultimo post. Parlavo di pigrizia dello scrittore, ma forse non è più il caso. La verità è che da un bel po' di tempo la mia vita è felice. Non serena, la serenità ce l'ha chi non ha preoccupazioni, ce l'ha chi non deve affrontare le ingiustizie della vita, ma soprattutto chi non riesce a vedere al di là del proprio naso. Solo un ottuso può essere sereno, credo. Però sono felice. E quando sono felice le mie angosce esistenziali forse passano in secondo piano, e il Corvo Joe se ne resta abbarbicato sul suo ramo, distaccato e distante, altezzoso, con uno sguardo che sembra dire "tornerò, vedrai". Ma finchè se ne sta lì, non vedo perchè disturbarlo, per turbare questo momento di costruttività, di determinazione, di voglia di cambiare. Devo tutto questo solo alla meravigliosa persona che mi ha cambiato la vita. E quindi questo blog, che è nato come diario, come lettera aperta a un lettore che non c'è, a un amico porzione singola che passando di qui può capire un po' di me...viene trascurato. Non perchè non abbia niente da dire. Forse anzi perchè c'è già qualcuno a cui dirle, certe cose. Ma se è vero che la malinconia è temporaneamente assente dalla mia realtà, la melanconia, quella non mi abbandona mai, è parte di me. E non è una cosa brutta. La mia melanconia ha avuto un guizzo quando uno dei miei antichi ricordi è tornato a galla, e come per le Barricate Misteriose di Couperin ha scatenato in me la voglia di cercare, di ricordare meglio, di recuperare un pezzo del mio passato importante. Ancora una volta Internet, questo enorme database di informazioni di ogni genere è venuto in mio soccorso e mi ha fatto ritrovare, e riscoprire, gli antichi sapori della mia infanzia. Era tanto che dicevo a me stesso che avrei dovuto cercare di recuperare una vecchia storia di Topolino, "Paperolimpiadi", e l'ho finalmente trovata, con un po' di difficoltà ma l'ho trovata. E se non l'ho trovata prima è solo perchè non l'ho mai cercata, prima! E' solo perchè come spesso accade nella vita, lasciamo che i buoni propositi ci scivolino addosso, ce ne dimentichiamo, li ignoriamo per pigrizia, cerchiamo di convincersi che non sono importanti. E invece la vita va riempita di queste piccole e apparentemente insignificanti cose...proprio io che mi lascio vincere così spesso dall'accidia scopro con gioia che quando mi do da fare, le cose funzionano, e ogni cosa che funziona è un ingranaggio meraviglioso che mette in moto tutte le altre ruote. Ma torniamo a Topolino, che poi in realtà è Paperino, perchè diciamolo, a me Topolino mi è sempre stato sul cazzo, mi stava sul cazzo lui e mi stava sul cazzo Pippo, con tutti i suoi prozii...sono i paperi il vero motore di Walt Disney! Paperino e le sue sfighe, il piccolo Fantozzi che è in ognuno di noi. E questi bellissimi paperi sono proprio i protagonisti della storia, una storia che ho scoperto non essere solo nel mio cuore e nei miei ricordi, ma che è stata in assoluto la striscia più lunga della storia di Topolino, che si è dipanata per ben 12 numeri, e che è rimasta tra noi nostalgici come una pietra miliare. Era il 1998, e c'erano le Olimpiadi di Seoul a fare da scenario al racconto. Olimpiadi che ricordo con affetto, io che ho sempre odiato lo sport, forse perchè fu un evento sportivo che ebbe la forza di far cessare, anche se temporaneamente, le tensioni tra Nord e Sud Corea, le manifestazioni studentesche. Tutti si fermarono carichi di una, poi dimenticata, grecità che ha unito tutti come mai prima nè dopo, di uno spirito di coesione e competizione pacifica tra popoli. Io non lo so se è stato davvero così, o se lo vedo così io, che mi affido ai ricordi dorati di bambino. Non so se parlo così solo perchè gli eventi erano ambientati al culmine del decennio più bello del secolo scorso, i magici anni ottanta, che tante volte ho desiderato poter vivere non solo con gli occhi e la consapevolezza di un bambino. Ma forse se li ho amati così, è proprio perchè li guardo da un punto di vista assolutamente parziale. Voglio recuperare questo pezzo dei miei ricordi anche perchè la storia fu così lunga e durò così tanti numeri che non riuscii a leggerla tutta. Iniziai a leggerla per caso quando ero in viaggio con i miei, e da allora fu tutto un cercare un'edicola, un'attesa di sapere come andava a finire, un pathos e una partecipazione emotiva ed affettiva nei confronti dei due piccoli coreani amici di Qui Quo Qua che il protagonista della Storia Infinita al confronto era niente. Quell'estate andammo in Valle d'Aosta, e fu una esperienza bellissima. Fu l'estate in cui mi innamorai della montagna e dell'acqua ghiacciata e purissima che usciva da ogni rubinetto, l'estate in cui in un'era dove i cellulari non erano che fantascienza, noi riuscimmo a incontrarci in viaggio con Hoda, Silvio ed Emanuela che erano in campeggio in zona. E fu l'estate della foto di Manu che baciava una rana (ah, quanto avrei voluto essere quella rana!), l'estate del lago ghiacciato, del "si ma vogliamo quello buono che conservi sotto il bancone", l'estate della fonduta (un incubo che mi ha perseguitato per anni e che ho sconfitto solo l'anno scorso). L'estate in cui mi sono innamorato di quegli amici dei miei che col tempo sono diventati i miei amici. Quelli veri, quelli che non ti tradiscono, quelli con cui condividi le cose brutte, quelli con cui puoi stare un pomeriggio pasquale a parlare senza stancarti mai. Voglio riscoprire il piacere del fumetto con gli occhi dell'adulto, per vedere se mi entusiasma ancora come un tempo, anche leggendolo con occhi diversi, per scoprire se mi commuove ancora come quando guardo Mary Poppins e le lacrime sgorgano a cateratte. E probabilmente voglio anche abbandonarmi ai ricordi di un tempo felice, anzi, sereno. Un tempo spensierato di me bambino. Un tempo in cui eravamo più giovani e meno stanchi, un tempo in cui l'ombra della morte, della malattia, e dell'ingiustizia della vita non pesavano sui miei (e nostri) pensieri come fanno ora. Abbandonarmi ma non rifugiarmi. Non vuole essere una fuga dalla realtà per rivivere un tempo che non c'è più e che non potrà più tornare...e non che non l'abbia mai fatto per questi motivi. Ma credo che i ricordi siano un bagaglio importantissimo. Citando il prof. Lazzarini, il tempo sbiadisce, confonde, cancella i visi e le fisionomie, creando mostri mitologici dalle fattezze incerte. Forse è per questo che amo tanto fare foto, e ho trovato la pace dei sensi ora che posso tornare da un viaggio di una settimana con oltre 1500 scatti. Io non voglio dimenticare, voglio ricordare le cose belle. A far impallidire quelle brutte ci penserà il tempo.Current Mood:  optimistic
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Dopo mesi di silenzio, in una notte...fredda (sì, inizia a fare freddo) di ottobre, mi ritrovo qui a cercare di vincere la pigrizia dello scrittore. mi viene voglia di scrivere tutte quelle cose che avrei voluto scrivere tanto tempo fa, e che non ho mai messo su carta. da dove cominciare? beh il titolo del capitolo è esplicativo, parliamo di film e di libri. di film e libri che ho letto e visto, e che mi hanno colpito. più nel male che nel bene. di quei film e di quei libri che sono delle puntate di beautiful che durano un'ora e mezza. questo post, anzi capitolo, è iniziato l'estate scorsa, quando mi sono ritrovato a leggere, probabilmente per il senso di colpa di averli comprati, "Nel fuoco" di N. Evans e "Valhalla" di C. Cussler. Non leggeteli MAI. Ed è finito con la visione, fresca fresca di pochi minuti fa, di "notte prima deli esami". Che poi non c'entra nulla con i primi due, ma ha concluso degnamente questo pensiero che mi porto appresso da mesi. Tutti best seller, nel loro genere. Tutte cagate. Tutti vasi di pandora di retorica. Roba da far rimpiangere "Sapore di sale", che almeno andava bene, perchè è stato partorito al momento giusto. Sono quelle storie che mi fanno incazzare, per quel loro modo viscidamente costruito di indorare la pillola su come la vita è davvero... I protagonisti sono degli Indiana Jones moderni, tutti super belli, super ricchi, capaci di acrobazie che nemmeno gli agenti di Mission Impossible si sarebbero arrischiati a tentare. Capaci nonostante la vita spesa a salvare il mondo di trovare il tempo di fare volontariato, coltivare interessi culturali, essere per fino artisti. Ma non è solo questo... Nel libro di Evans il protagonista è un pianista, cieco. Strafico ma cieco. Che ha una moglie strabona. E un amico ancora più strafico. Lui a un certo punto muore, ma l'amico mai e poi mai proverebbe a fare qualcosa con la moglie dell'amico morto, se non fosse che è lui stesso che lascia quasi un testamento in cui dice che è troppo gnocca per essere lasciata sola. E allora trombiamola, se in fondo lui voleva così... Ancora una volta mi trovo disgustato non tanto (non solo) dalla retorica spicciola delle situazioni, dalla banalità dei luoghi comuni, dalla prevedibilità dell'intreccio narrativo. Oltre ogni limite mi sento disgustato dall'immoralità del messaggio. Il messaggio è che a vincere, alla fine, sono i fighi. E che quelli meno fighi dovrebbero...cedere il passo di fronte a queste persone. Mi chiedo sempre perchè questi libri e questi film facciano sempre soldi a palate, mi chiedo perchè la gente continui a trovarli belli. Sicuramente perchè scorrono, ma è possibile che nessuno riesca a vederci un messaggio dietro? Che possano condividere o meno, per carità...non devono pensarla tutti come me. Ho guardato "Notte prima degli esami" perchè qualcuno, non ricordo chi, mi aveva detto che era un bel film. Perchè ho sperato di poter rivivere quei momenti che ho passato anche io, otto anni fa, di ansia, di angoscia, di euforia, e di tristezza. Mi sono trovato di fronte a dei ritratti di ragazzi che non assomigliano per niente a me, e credo, nemmeno a nessuno della mia generazione. O forse sono io che ho la vista talmente offuscata da non rendermi conto che in effetti eravamo proprio così. Il film è ambientato nel 1989 o nel 1990 (raf aveva già scritto "Cosa resterà" e il Muro di Berlino non era ancora caduto) e dovrebbe essere un film che parla di me, dei miei anni, ma non ci ritrovo niente dela mia adolescenza... Un film che racconta di un rapporto (assurdo) tra un professore e un alunno, di un amore (assurdo) per una ragazza vista una sera per mezo minuto e mai dimenticata, dei problemi (assurdi) degli adolescenti, di lui che ama lei che ama un altro (non tanto assurdo ma ne abbiamo parlato già abbastanza no?). Se il target del film è la gente che ha la mia età, o qualcosina di più se se è diplomata nel 1990, direi che non ci ha preso per niente. Solo le musiche, splendide, di quegli anni, mi hanno riportato indietro nel tempo. Duran Duran, Raf, e un meraviglioso Venditti mi fanno ripensare a un decennio che ho vissuto solo marginalmente, da spettatore e non da protagonista. E come sempre nella vita mi hanno fatto sorridere con melanconia al desiderio impossiible di poter tornare indietro, ma senza perdere la consapevolezza dell'oggi. Il desiderio occulto (ma forse nemmeno tanto) che hanno tutti di poter cambiare in meglio la propria vita, e cancellare i propri errori. Anche stasera mi sono posto la stessa domanda, mentre cercavo (in vano purtroppo) di ricordare CHI mi avesse detto che era un bel film: la gente non si è stufata di vedere sempre la stessa cosa? Di questi film dove non c'è il lieto fine perchè altrimenti sarebbero banali, ma dove, in fondo c'è? Con le scene finali in cui si racconta che fine fanno i protagonisti in cui l'eterna migliore amica diventa consulente matrimoniale e resta single a vita? E il messaggio del film qual è? Che un un gruppo di mentecatti ignoranti e capre sono i buoni, quelli che meritano di vincere contro i cattivi, gli stronzi, le carogne, ovvero i professori, tutti dei gran falliti, frustrati da una vita privata in sfacelo, che si rifanno delle ingiustizie della sorte sui poveri e sventurati maturandi. Non è solo sbagliato. E' immorale. Ma basta, sto diventando anche io un vecchio barboso e noioso. E poi non dico niente di nuovo. Invece volevo scrivere due righe sul libro che ha dato origine al titolo del post, anche questo che mi porto dietro da quest'estate. Nel mio desiderio periodico di tuffarmi nella lettura dei classici, ho iniziato a leggere il Don Chisciotte. E' un libro molto bello, per quanto devo ammettere, verso il finale decisamente mattone. Finale che tra l'altro non ho ancora letto, visto che sono ancora a qualche capitolo dalla fine. Premettendo quindi che non ho letto il finale, e che non ho letto (e non leggerò) l'illuminante saggio di Eric Auerbach allegato, tutto ciò che sto per scrivere potrebbe risultare ovvio, e già detto milioni di volte per voi che inece sapete come va a finire e, soprattutto, avete studiato. Il buon Chisciotte è descritto sin dalle prime pagine del romanzo come un folle. Secondo me non lo era affatto. E a tal proposito cito l'omonima canzone di Guccini:
"Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista, ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista, l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna, preferisco le sorprese di quest'anima tiranna che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti, ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti. Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire, ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire..."
Non solo Chisciotte non è pazzo, ma è al contrario molto lucido. Lui sceglie di proposito di vedere quello che vuole vedere. Combatte la sua guerra, ed è solo, ma crede in quello che fa. E preferisce inseguire le sue chimere anche se lo porteranno alla rovina, perchè questo lo fa sentire vivo. E allora ogni occasione è buona per lanciarsi contro un mulino, o contro un gregge di pecore. Preferisce guardare tutto il mondo con i suoi nuovi occhi di sognatore. E in questo io e il buon Chisciotte ci assomigliamo molto. Anche io sono GilGalaad, e sono un sognatore.Current Music: The Who - Baba O'Riley
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"Il brutto di avere un blog è che a volte si fa molta fatica a mettere per iscritto ciò che si vorrebbe condividere con gli altri bipedi senzienti. Si dice che chi possiede un blog pensi “per post”. In pratica significa che se ti viene in mente qualcosa a tuo avviso particolarmente degno di nota, tu, blogger, fai un nodo al neurone che sta a significare: “questo lo scrivo”. Poi succede che il tempo, il lavoro, la pigrizia, l’inondazione, le cavallette, le cavallette… E magari più passa il tempo e più rifinisci quel post mentale: cerchi frasi che abbiano più effetto, migliori la punteggiatura, snellisci i concetti. In giro per le tue reti neurali si dice che quello sarà “il Post Perfetto”, atteso tanto quanto il nuovo Profeta, la fine del mondo, la montagna che va da Maometto. E sarà anche il motivo per cui penserai che niente di quello che le tue mani riverseranno sulla tastiera ne sarà all’altezza. Alla fine non lo scriverai. Mai."
sottoscrivo in pieno. specialmente la parte sulle cavallette. |
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quiz?
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Feb. 20th, 2006 @ 06:50 pm
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oddio non avrei mai pensato di postare i risultati di un quiz... volevo mantenere questo livejournal sul serioso... ma mi intrippano queste cose :) poi alcune ci azzeccano... beh almeno, sono coerenti all'idea che ho di me stesso, che non è detto sia corretta :)
 Assomigli a Socrate! A muoverti e' l'amore verso il sapere, inteso non sterilmente come nozionismo, ma come vivace e continua ricerca del vero. Trovi giusto rimetterti in discussione continuamente, perchè cio' che veramente ti importa e' conoscere cose giuste, non vantarti di quante cosa sai. Per questo ami confrontarti con gli altri, e per questo ritieni le persone che si trincerano dietro alle loro certezze fragili e deboli. Il tuo problema e' che spesso distruggi le convinzioni degli altri, e questo ti puo' rendere impopolare.
A quale personaggio storico assomigli? brought to you by Quizilla |
oggi mi hanno detto che sono retorico e banale. e dire che di insulti ne ho presi a carrettate nella mia vita ma banale non me l'aveva mai detto nessuno. e questo perchè pensavo ad alta voce, davanti a quelle persone che siccome lavorano tutto il giorno la sera non hanno voglia di fare un discorso serio e quindi devono massacrare con battute di dubbio gusto qualsiasi stimolo neuronale... riflettevo sul fatto che davvero questo mondo va al contrario. la gente ignora chi sia tagore, qualcuno ha si e no sentito parlare di pessoa. ma tutti sanno chi è del piero (nel migliore dei casi) o costantino (nel peggiore). punti di vista, sicuramente. tutta la vita è "punti di vista". ma perchè costantino è famoso e l'ultimo premio nobel per la fisica no? qual è la scala dei valori a cui noi associamo il MERITO? il bello. quando sono a taranto come in questi giorni sono costretto ad avere una televisione accesa nel raggio di 10 metri, il che in genere mi infastidisce. non posso fare a meno di notare quante ore vanno sprecate ad idolatrare l'immagine. e la cosa che mi dà realmente fastidio non è questa sorta di inversione dei valori. ognuno è fondamentalmente libero di essere un imbecille. la cosa che davvero mi distrugge è l'invasività con cui questa politica di manipolazione delle menti giovanili prende atto, anche su quelle persone che vorrebbero distaccarsene. ti martellano, ti tartassano, in maniera più o meno visibile, e alla fine non puoi che adeguarti. la pubblicità funziona nello stesso modo... ci sono belle pubblicità, brutte pubblicità, pubblicità riuscite e meno riuscite, ma tutte si basano su uno stesso principio: quello di associare ad un marchio, a un nome, ad uno slogan...una sensazione gradevole, una sensazione amichevole. e questo perchè il nostro cervello codifica queste informazioni sotto forma di amminoacidi. è così che funziona la memoria... ai simboli vengono associate tracce mnestiche nel nostro cervello, che non sono astrazioni, che non sono cazzate psicologiche, ma sono pezzi di materia organica, depositati nel nostro cranio. ed è a questo che serve il martellamento, a questo serve la ricorrenza del simbolo. è questa l'invasività che mi distrugge, che mi annienta. sapere che queste eminenze grigie che vogliono impormi i loro valori, i loro canoni, finiscono per scrivermeli nel dna, senza che io possa farci niente. e per questo io posso pensare con la mia testa quanto voglio, ma istintivamente darò più fiducia a un ragazzo ben vestito che a punkabbestia. girerò lo sguardo per guardare una brutta ragazza ma con un fisico asciutto e proporzionato piuttosto che un viso d'angelo un po' cicciotto magari in tuta a passeggio col cane. e questo non dipende dai miei gusti, non dipende dal mio modo di pensare. questo accade perchè me l'hanno scritto nelle cellule. questa è la mia retorica, questa è la mia banalità. pensare di essere sbagliato in un mondo sbagliato.
p.s. nel caso non ve ne siate accorti è successo di recente anche in politica che qualcuno si sia appropriato di un marchio già esistente. qualcuno si è accorto che esisteva già codificato nel nostro cervello uno slogan, che esisteva già una traccia mnestica nel nostro dna, una frase che evocava amiciia, compattezza, una frase che si usava durante le partite di calcio della nazionale, quando si dimenticavano le diversità delle squadre di club, quando si era tutti solo italiani... e visto che c'era già, perchè non sfruttarla? perchè non associare un partito a quella traccia mnestica? e quindi non associare quel partito a quell'idea, codificata nel nostro cervello, di unità, di coesione soto un'unica bandiera? lui sarà anche una testa di cazzo, ma c'è qualcuno nel suo staff che sa il fatto suo.Current Mood:  angry Current Music: Mozart - Sinfonie Salzburg
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| » maledette piramidi! |
il mio cane sta morendo. mia madre ha deciso di smetterla con le analisi, visto che possono solo essere utili ad una diagnostica più precisa del problema, ma non ad una sua soluzione. non lo so se sono d'accordo. ma non fa niente. il problema è che dea sta bene, almeno apparentemente. non ti dà affatto l'impressione di stare male. zoppica un po', ma cazzo ha 12 anni e anche i cani hanno l'artrosi... la cosa che ti fa incazzare è che hai lottato insieme a lei, l'hai fatta andare sotto i ferri, le sei stato vicino mentre le asportavano dal corpo il suo male, e tutto è andato per il verso giusto. e quando dopo qualche mese la porti a fare un'analisi del sangue di controllo, ecco che scopri che probabilmente ha una malattia del fegato ed è in stato terminale. mi ricordo bianca, il cane che avevamo prima di lei. bianca ha avuto una salute sempre molto cagionevole, ma la cosa che l'ha stroncata sono stati i tre infarti che si è fatta per tre capodanni di fila. quando si fece male alla zampa doveva essere operata, ma non avrebbe retto l'anestesia con quel cuore...e per quanto la si potesse imbottire di antibiotici lei stava sempre peggio. era la notte di san lorenzo del 1993 quando morì, volò via come una stella cadente. e mi ricordo che nonostante il sonno di pietra che mi caratterizzava ai tempi, mi svegliai nella notte sentendola piangere. mi alzai per accarezzarla, per rassicurarla. ormai da due giorni non riusciva più ad alzarsi da quella copertina dove l'avevamo messa. ma io speravo ancora che ce l'avrebbe fatta. credevo nella medicina. ero un ragazzino. si tranquillizzò, smise di piangere, e io tornai a letto. voleva salutarci... la mattina dopo non c'era più. ricordo quanto piansi. sto piangendo anche ora, che scrivo queste righe. piangerò ancora, tra un po'. un mese, due settimane, un anno, chi lo sa. la consapevolezza che dea è vecchia, che ha vissuto serenamente tutta la sua vita con noi, che ci ama tanto quanto la amiamo noi, non può lenire il mio dolore nè attutire la mia angoscia. e ripensando a "cronaca di una morte annunciata" di marquez, mi dico che sarebbe stato meglio se fosse morta come bianca, in maniera fulminante, devastante, nel giro di 3 giorni. non so nemmeno dove è seppellita bianca. da qualche parte nella campagna nei dintorni di taranto. era estate, eravamo nella nostra casa di campagna quando successe. uno dei contadini di quelle parti si offrì di fare il lavoro sporco. io non la vidi mai più dopo quell'ultima carezza, di notte. anche perchè lì nel nostro terreno non c'era abbastanza spazio per seppellire un cane delle dimensioni di bianca. in quel terreno sono stati seppelliti tutti i gatti di mia nonna, ma bianca era un cane da montagna dei pirenei (avete presente "belle e sebastien", il cartone? ecco.) e lì dopo 40 centimetri di terra trovi la roccia. bianca andava portata lontano, nel bosco. ho sempre trovato da bambino che seppellire i gatti nel terreno della propia casa fosse una cosa macabra di mia nonna. ora inizio a capirla di più, questa cosa. non a condividerla, magari, ma a capirla. vorrei che dea fosse seppellita in un posto lontano, che non possa mai sapere dov'è, come bianca. non servono a niente i cimiteri, ho sempre pensato la stessa cosa anche per gli esseri umani. non è una foto in bianco e nero incollata su un pezzo di marmo che dona l'immortalità, ma il nostro ricordo che rende immortale chi abbiamo amato. l'unica cosa che mi consola, se si può parlare di consolazione, è che molto probabilmente io sarò a pisa quando succederà. per questo voglio scapparmene quanto prima. ah si, perchè ora sono a taranto, stranamente, visto il periodo. si perchè è un mese che mi sento male, ho continui dolori dappertutto, specialmente al petto e allo stomaco, giramenti di testa... in più sono ipocondriaco, per cui quando penso di avere qualcosa che non va, immediatamente i sintomi di intensificano. e questa patologia, con psicoaggravanti, mi sta distraendo da tutto, dallo studio, dall'impegno, mi rende nervoso e intrattabile. per cui ho preferito fare due chiacchiere col mio medico a taranto piuttosto che cercarne qualcuno a pisa. il problema comunque non è questo. non penso di avere niente di grave, non penso di stare realmente male, sicuramente qualche carenza alimentare infarcita di stress fino ai capelli. il problema vero è sentirsi dire da tuo padre: - papà sai, pensavo di scendere a taranto e farmi vedere dal medico, perchè ormai è un mese che va avanti sta cosa, e non passa... - naaa, che medico, prenditi la melatonina e vedi che ti passa. e da tua madre: - mamma sai, pensavo di scendere a taranto e farmi vedere dal medico, perchè ormai è un mese che va avanti sta cosa, e non passa... - controllati se vuoi, io certo non te lo impedisco, ma vedrai che è tutta una proiezione del tuo inconscio che sta materializzando con dolori fisici il fatto che sei un fallito e che non stai dando nemmeno un esame. tra l'altro, ho dimenticato dire che non ho mai dato tanti esami come negli ultimi sei mesei (sono vicino alla fine, vedo la luce dopo il tunnel...) e che lo strizzacervelli di professione in famiglia è mio padre (è davvero psicoanalista eh). è bello avere l'appoggio della famiglia. quando sei davvero solo come un cane sapere che almeno sui tuoi puoi contare sempre.
dopo una delle innumerevoli sfuriate con mia madre (l'ho detto che sono servosissimo), lei mi ha detto che vorrebbe solo vedermi felice. le ho risposto che è una cosa impossibile. io non sarò mai felice. non si può essere felici in un mondo così. non se hai una certa istruzione. non se non hai la fede. nel bioritmo però ci credo abbastanza. e credo che esistono periodi in cui sono più aggressivo nei confronti della vita, e (senza per questo prendermi per il culo) sono maggiormente capace di sfruttare il tempo in maniera costruttiva, per compensare il pessimismo cosmico con l'autostima e la soddisfazione personale. altri periodi in cui tutto il male dell'universo non fa altro che scivolarti addosso. è come quando inizia a piovere, all'inizio dà fastidio, ma quando sei completamente fradicio non ti accorgi più di niente... anche il pianto si dissolve..."come lacime nella pioggia".
Feb. 7th, 2006 @ 11:25 pm
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| » rivelazione |
avete presente quando vedete la luce? ecco, io ho avuto una rivelazione. L'intransigenza dei 16 anni, il fervore, il dinamismo intellettuale...non è una questione di carattere, nè di maturità. E' una questione di energie. Quando sei vecchio sei più morbido, non perchè sei più saggio, ma perchè non hai più la forza di spiegare te stesso al mondo. E a me succede così, è successo così proprio oggi. Stavo iniziando un discorso... poi l'ho lasciato cadere. "Lascia stare, non fa niente". Non ho più tempo, non ho più voglia di spiegarmi, di giustificarmi, di dire la mia. L'ho fatto troppe volte e non è servito niente.
Jan. 10th, 2006 @ 03:49 pm
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| » aggiornamento delle 9 |
di caffè ne ho presi due, e già che mi trovavo fuori, ho deciso di fare un salto alla posta a pagare delle cose. erano quasi le 8, e la posta apre alle 8.15, ma ho preferito aspettare un quarto d'ora al gelo piuttosto che rientrare a casa al caldo per poi rituffarmi nuovamente tra gli orsi polari. una scena deliziosa: un quarto d'ora prima dell'apertura c'era già la fila. erano per la maggior parte vecchietti che dovevano pagare bollette o ritirare pensioni, tutti lì imbacuccati col naso rubizzo e i capelli bianchi, a parlare di politica e di nipoti. mi fanno sempre una gran tenerezza le persone anziane...sono la nostra storia, la nostra memoria. bella o brutta che sia. morale della favola, mi sono trovato insieme a loro a inveire contro il governo ladro :) e mi sono sentito un po' vecchio anche io...un po' come tutti i vecchi che si svegliano la mattina presto e non sanno che fare. anzi, mi sono sentito un po' come il melandri, all'inizio di amici miei 3. peccato non avere un caffè "aldebaran" qui a pisa. e peccato anche di non aver nessun amico barista da svegliare bussando alla saracinesca.
Dec. 10th, 2005 @ 09:12 am
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| » ma perchè sono sveglio alle 7? |
la mia linuxbox è praticamente morta dopo quattro anni di onorato servizio, e come ogni buon nerd che si rispetti, non riesco a dormire sapendola in fin di vita. quindi mentre mi preparo psicologicamente ad affrontare il freddo polare che c'è fuori per andare a bere il primo caffè della giornata, butto giù qualche riga, che è un bel po' che non faccio (e mi preparo psicologicamente al backup di 400 giga circa di roba da spostare, e di 72 ore di compilazione per reinstallare la gentoo) beh oddio, non è che nella mia vita sia cambiato poi tanto dal 27 maggio, a parte qualche esame di più e qualche chilo di meno... la vera novità è il natale che si avvicina, con il suo pout purri di sapori e sensazioni. amo molto il natale, in maniera bieca e consumistica per carità, ma è una festa a cui sono molto legato. in asoluto quella a cui tengo maggiormente tra tutte le festività che mi consentono di tornare un po' a casa con la mia famiglia. sarà forse l'aria di festa, saranno le strade illuminate, o sarà semplicemente il poter andare in giro per strada con quel freddo pungente che ti corrobora e ti diverte (per la cronaca, una precisazione, a taranto quando fa freddo avremo 5 gradi, ed è per questo che il freddo corrobora e diverte...perchè quando sono a pisa, con la temperatura ampiamente sotto lo zero, i pinguini che bussano alla finestra implorando di aprire, l'aria talmente rarefatta da farti male quando respiri, e tutto il resto...il freddo di natale non è assolutamente divertente). a natale sento di più la mancanza della famiglia, e anche di fabio, che in fondo è un po' la mia famiglia. la voglia di girare con lui i negozi il pomeriggio della vigilia, entrambi ridotti all'ultimissimo minuto per fare i regali, in quei momenti di sacralità e condivisione in cui ci raccontiamo le nostre vite, le nostre speranze, le nostre delusioni. non posso dire di essere felice a natale, perchè felice davvero non lo sono mai. ma forse il clima di apparente serenità generale sposta l'attenzione dalle mie angosce esistenziali, almeno per qualche giorno. almeno fino a capodanno, dove il mio umore ha un tracollo, e ho scritto qualche riga a riguardo su questo blog. è un periodo sereno? non lo so. è uno di quei periodi in cui le cose più o meno vanno. nonostante tutto, avrei voglia di una pausa. una pausa da tutto, dalle cose brutte ma anche dalle cose belle. una pausa anche dai miei divertimenti quotidiani, una pausa dallo studio, dalle riflessioni, dalla lettura. ho voglia di un viaggio. ho voglia di tornare a parigi probabilmente (ah già voi non lo sapete che ci son stato quest'estate...ma poi voi chi? non penso che mi legga nessuno, non scrivo mai niente di interessante). forse perchè sono stato a parigi con una persona giusta, una persona che condivide la mia idea di cammino, di pellegrinaggio, di viaggio. o forse perchè nonostante sia stato tre volte in quella città, ogni volta è un'esperienza nuova, ogni volta puoi rivedere le cose da un altro punto di vista. o probabilmente, citando de andrè, perchè è viaggiare la ragione stessa del viaggio. e allora non è importante rivedere cose già viste o vederne di nuove, è importante solo la strada che si fa. mi manca parigi perchè forse non sono mai stato così sereno come in quella settimana di agosto, dove tutto è stato pefetto. o forse perchè il mio spirito bohemienne mi richiama lì periodicamente, o forse perchè il sogno segreto della mia vita è vivere in una città dove sotto i portici di place des vosges trovi quartetti d'archi che suonano. vorrei poter staccare la spina da tutto, dalle cose belle e da quelle brutte, perchè in una parentesi come quella parigina non sono solo sereno, ma sono anche lucido, con la mia mente in uno stato di coscienza superiore. A parigi mi sono sentito come la prima sera nel suk di marrakech, e mi sono detto, non appena ho messo fuori la testa dalla navetta che dall'areoporto mi ha portato davanti all'opera, che se il viaggio fosse finito lì, ne sarebbe comunque valsa la pena. vado a prendere il caffe.
Dec. 10th, 2005 @ 06:59 am
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| » phil collins e casa di mia nonna |
sono a due giorni da un esame. tensione, ma moderata. quel giusto che serve a farti litigare con le persone a cui tieni... sabato scorso, in macchina con un amico, è passata "Easy Lover" e mi sono detto "è tanto che non ascolti phil collins". è passata quasi una settimana (di inferno, tra l'altro), ma me ne sono ricordato. proprio sabato dea, il mio bellissimo cane, ci ha fatto un brutto scherzo.... stava rischiando di tirare le cuoia. il veterinario l'ha operata d'urgenza, asportandole l'utero, ma sembra che la cosa si sia risolta per il meglio... la cosa si è manifestata all'improvviso...non riusciva ad alzarsi da terra. quando mia madre me l'ha detto, con la morte nel cuore e nella voce, mi sono teletrasportato a giugno del 1993, quando fu Bianca a non riuscire ad alzarsi da terra. mi è morta tra le braccia...proprio io, che ho il sonno più pesante del piombo, sono stato svegliato dal pianto leggero di un cane che muore, e chiede un'ultima carezza. e allora ho avuto per la prima volta l'esperienza, che ho capito anni dopo, di quanto l'amore può toglierti il sonno, quanto può renderlo leggero, quanto può sintonizzarlo su quei suoni che mettono in allarme il tuo cuore e la tua mente, come il pianto di un bambino nella notte. e ora ho trovato il tempo di riascoltare il mio buon phil collins. sono tornato indietro di quasi 16 anni, a novembre del 1989, quando regalai a mia madre per il suo compleanno "But Seriously". ovviamente la cassetta la scelse e la pagò mio padre, ma per un bambino era un dettaglio trascurabile. mi innamorai subito di quella musica, che ascoltavo per pomeriggi interi. ricordo in particolare che a quei tempi ero follemente innamorato del videogioco "wonderboy in monsterland" a cui giocavo esattamente tutti i pomeriggi, dopo pranzo, prima di mettermi a fare i compiti (che scuola meravigliosa, quella elementare... ndUniversitarioInCrisiEsistenziale) e l'avevo imparato così a memoria che riuscivo a finirlo esattamente nel tempo della durata della cassetta, a ogni quadro corrispondeva una canzone. posso rivederlo come se ce l'avessi davanti ora, posso rivedere i singoli mostri, e le note che quel vecchio e scassato registratore suonava... ero piccolo ma la mia vita già veniva scandita dalla musica. dopo tanti anni, con orecchie diverse ma col medesimo cuore ascolto le stesse canzoni. ora amo molto di più "another day in paradise", che ai tempi non gradivo troppo...eppure l'intro, così lunga e apparentemente inconcludente, a quel volume così appena percettibile, la salto ancora oggi, 16 anni dopo. e mi rendo conto che forse non sono cambiato troppo da quel bambino. è cambiata l'illusione, sono cambiati i sogni e le speranze, ma il cuore...è rimasto lo stesso. ho versato le stesse lacrime questa settimana di quelle che versai allora. è vero allora, forse, che quello che siamo lo siamo sempre, e subito. che le note su cui l'orecchio si sintonizza ancora prima che esista un cervello, ancora prima che esista un Io, ci segnano per tutta la vita. in questa chiave allora, forse anche l'astrologia ha un suo senso... da qualche parte è scritto quello che siamo, se nelle stelle o nel dna importa poco. la vita ci cambia, è vero, ma come dicevano simon & gafunkel... "after changes upon changes we are more or less the same".
May. 27th, 2005 @ 12:14 am
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